Mai come negli ultimi anni l’efficienza energetica è diventata un obiettivo forzato per tutte le imprese nazionali ed europee. Il caro energia, infatti, impatta su consumatori grandi e piccoli di elettricità e gas, e la riduzione dei consumi si è delineata all’orizzonte come l’unica soluzione possibile per mantenere la competitività, insieme alla produzione e all’auto-consumo di energia da fonti rinnovabili. E questa, tra l’altro, è una strada “win-win” virtuosa su più fronti, perché ci porta anche nella direzione della transizione energetica necessaria per contrastare i cambiamenti climatici.
E se l’efficienza rappresenta rappresenta uno strumento essenziale per ottimizzare i consumi delle imprese, la Diagnosi Energetica è lo strumento indicato per identificare gli interventi che consentono di efficientare.
A partire dal 2020 l'efficienza energetica nelle imprese industriali italiane è andata costantemente migliorando e si sono ottenuti risultati importanti. Secondo i calcoli utilizzati dall'indice tecnico ODEX riportati dall'Enea, fatto 100 il livello espresso dall'indice nel 2000 si è passati dopo 20 anni a un valore inferiore a 74, con un miglioramento del 26,4% e un tasso annuale medio di progresso dell'1,5%. L'industria si è comportata meglio degli altri grandi comparti (residenziale, trasporti, servizi), che sono migliorati di meno sul fronte dell'efficienza. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione previsti dall'Europa, tuttavia, questi risultati non bastano ed è necessario uno sforzo aggiuntivo.
L'indice ODEX, sviluppato nell'ambito del progetto europeo ODYSEE-MURE, è in grado di valutare i miglioramenti dell'efficienza energetica nei diversi settori, al netto degli effetti dei cambiamenti strutturali e di altri fattori non legati all'efficienza.
La vecchia impostazione basata sull'articolo 8 del D. Lgs. 102/2014, che legava l'obbligo di Audit alla dimensione societaria (le "Grandi Imprese" con oltre 250 dipendenti) è stata superata dal recepimento della Direttiva Europea sull'Efficienza Energetica (UE 2023/1791).
Oggi l'obbligo non si basa più su criteri burocratici o di fatturato, ma esclusivamente sul consumo energetico reale del soggetto:
Esoneri: Chi possiede un Sistema di Gestione dell'Energia conforme a ISO 50001, EMAS o EN ISO 14001 è esonerato, a condizione che il sistema adottato includa un Audit conforme alle linee guida ministeriali.
La Diagnosi Energetica ha l'obiettivo di realizzare un rapporto che definisce la “struttura energetica aziendale”, ossia la fotografia dell'impresa dal punto di vista dei consumi e delle prestazioni energetiche, con informazioni qualitative e quantitative.
Per arrivare alla stesura di questo documento è necessario seguire un processo di audit definito nei criteri minimi contenuti nelle norme tecniche UNI CEI EN 16247. In estrema sintesi, questi sono i principali capitoli di una Diagnosi:
Gli unici soggetti che possono effettuare una Diagnosi Energetica sono soggetti certificati da organismi accreditati: ESCO (Energy Service Company) certificate UNI CEI 11352 oppure EGE (Esperti in Gestione dell'Energia) certificati UNI CEI 11339.
Definire un costo standard per una Diagnosi Energetica non è possibile, perché le variabili in gioco sono moltissime e dipendono dalle dimensioni e dalla complessità della struttura produttiva aziendale e dal suo livello di organizzazione.
Effettuare una Diagnosi Energetica comporta una serie di vantaggi importanti, soprattutto in un periodo caratterizzato da costi energetici volatili e alti. E non solo per le imprese soggette all'obbligo, ma anche per tutte le realtà che decidono di sottoporsi volontariamente all'Audit. Ecco i principali:
Ovviamente, questi vantaggi si concretizzano se a seguito di una Diagnosi si realizza almeno un intervento di efficientamento. Non a caso, la normativa impone alle imprese energivore e a quelle soggette a obbligo di effettuare almeno un intervento di efficientamento energetico tra quelli individuati dalla Diagnosi (nel corso dei 4 anni di validità del report), oppure di adottare un sistema di gestione dell'energia ISO 50001.
Storicamente, le imprese italiane hanno mostrato un'ottima attitudine all'analisi energetica, sebbene vi sia ancora un forte divario tra l'identificazione teorica delle opportunità e la loro effettiva cantierizzazione. I dati forniti dai rapporti annuali ENEA evidenziano che, a fronte di migliaia di opportunità di efficientamento individuate nei vari cicli di audit sul portale Audit102, solo una frazione inferiore al 20% viene storicamente tramutata in interventi effettivi entro il quadriennio.
Con l'introduzione delle nuove soglie basate esclusivamente sul consumo (10 TJ), il numero di aziende italiane chiamate a confrontarsi con la Diagnosi Energetica si allarga significativamente, coinvolgendo una fitta rete di Piccole e Medie Imprese (PMI) precedentemente escluse. Per queste nuove imprese obbligate, la prima grande scadenza per la presentazione della diagnosi secondo le nuove disposizioni europee è fissata per l'11 ottobre 2026.
L'obbligo di redigere la diagnosi energetica (ai sensi del D.Lgs. 102/2014) ricade su due specifiche categorie di imprese: le grandi imprese (che occupano più di 250 persone e hanno un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro o un totale di bilancio annuo superiore a 43 milioni) e le imprese a forte consumo di energia (note come energivore), iscritte nell'apposito elenco annuale della Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA), a prescindere dalla loro dimensione aziendale.
La diagnosi energetica deve essere eseguita ed inviata all'ENEA con cadenza quadriennale (ogni 4 anni). Le aziende che non adempiono all'obbligo entro le scadenze stabilite, o che presentano una diagnosi non conforme ai requisiti tecnici minimi dettati dalla normativa vigente, rischiano pesanti sanzioni amministrative pecuniarie che, a seconda della gravità della violazione e della tipologia di impresa, possono variare da un minimo di 4.000 euro fino a un massimo di 40.000 euro.
Per essere considerata valida ai fini di legge, la diagnosi energetica deve essere redatta esclusivamente da soggetti certificati da organismi accreditati, a garanzia della massima competenza e terzietà. Le figure abilitate sono gli Esperti in Gestione dell'Energia (EGE) certificati secondo la norma UNI CEI 11339, le Società di Servizi Energetici (ESCo) certificate secondo la norma UNI CEI 11352, oppure gli Auditor Energetici accreditati.
Al di là dell'aspetto burocratico, la diagnosi energetica rappresenta uno strumento strategico di pianificazione. Attraverso l'analisi dettagliata dei flussi energetici e la mappatura dei consumi dei singoli reparti, permette di individuare con precisione gli sprechi e quantificare i margini di miglioramento. Fornisce inoltre uno studio di fattibilità tecnico-economica degli interventi di efficientamento proponendo tempi di ritorno dell'investimento (pay-back period) chiari, facilitando l'accesso a incentivi come i Certificati Bianchi o l'Ecobonus.