1. I costi energetici minano la competitività dei produttori di vino
Il settore vitivinicolo rappresenta un fiore all’occhiello del Made in Italy e le nostre esportazioni di vino sono tra le maggiori a livello mondiale, grazie anche a una solida tradizione di qualità e varietà. L'Italia vanta circa 241.000 imprese viticole, di cui più o meno 30.000 vinificatrici, a maggioranza piccole e medie imprese. Il mercato genera un fatturato industriale di 14,3 miliardi di euro, incidendo per il 10% sull'intero comparto agroalimentare.
L'innovazione tecnologica e l’efficientamento energetico rappresentano leve sempre più importanti per mantenere questa leadership globale, salvaguardando la competitività e la qualità e rispondendo anche alla crescente domanda di prodotti ecosostenibili.
Al Vinitaly 2026 l’Enea ha presentato una Guida sull’efficientamento energetico delle aziende vitivinicole, realizzata all’interno deal programma di Ricerca di Sistema Elettrico, che descrive le azioni e le tecnologie da utilizzare per efficientare le attività di chi produce vino. All’interno di un ampio set di interventi, il fotovoltaico e le pompe di calore si ritagliano un ruolo importante.
2. L’elettricità vale il 90% dei consumi nelle cantine
Le cantine possono essere considerate aziende energivore, soprattutto per quanto riguarda la componente elettrica: il consumo di energia elettrica del comparto italiano si attesta su valori superiori ai 500 GWh l’anno.
Esistono, in verità, differenze molto marcate nell’incidenza dei consumi a seconda della tipologia di impresa: se le cantine industriali più ottimizzate hanno un Indice di prestazione energetica, o IPE, pari a 4 kWh/hl (l’energia che viene utilizzata per produrre un ettolitro di vino), le realtà di medie dimensioni passano a 16-20 kWh/hl, mentre quelle più piccole e meno ottimizzate arrivano anche 60 kWh/hl. Questi numeri di mostrano come, soprattutto nelle realtà medio piccole, il potenziale di efficientamento sia molto grande.
L’elettricità in una cantina viene utilizzata in quasi tutti i processi di produzione, per il funzionamento dei sistemi di refrigerazione che gestiscono le temperature nelle varie fasi della vinificazione. Questo fa sì che l’elettricità sia responsabile di circa il 90% dei consumi totali, mentre l’energia termica copre il restante 10%.
Un’altra caratteristica dei consumi nelle aziende vinicole è rappresentata dalla forte stagionalità, con picchi concentrati nel periodo della vendemmia e nella successiva fase di fermentazione, in cui la richiesta di energia per il controllo termico dei mosti può assorbire fino al 50-60% dell'energia elettrica totale annua.
Seguono, per incidenza sui consumi, le lavorazioni meccaniche (pompaggi e pressature) e le linee di confezionamento. L'energia termica, invece, è destinata soprattutto alla sanificazione degli impianti e alla climatizzazione degli ambienti di stoccaggio.
3. Le strategie per l’ottimizzazione dei processi
Per l’avvio di un percorso di efficientamento energetico il presupposto è una chiara conoscenza dei consumi delle varie fasi di produzione. Il monitoraggio dei consumi e la diagnosi energetica rappresentano quindi la base di partenza per identificare le inefficienze e valutare su quali processi, impianti o nuove tecnologie investire.
Le azioni anti spreco per l’ottimizzazione energetica suggerite dall’Enea sono diverse.
Tra queste, quelle sui sistemi di refrigerazione possono dare risultati molto interessanti, perché è sufficiente agire sui parametri operativi. La regolazione del ciclo frigorifero, alzando la temperatura di evaporazione e abbassando quella condensazione, permette infatti di ottenere risparmi medi del 2-4% per ogni grado di variazione.
Tra gli altri interventi di ottimizzazione, il recupero del calore di scarto durante la condensazione può essere sfruttato per riscaldare l’acqua di processo o per il riscaldamento degli ambienti.
4. Perché utilizzare il fotovoltaico nelle cantine
L’Enea indica diverse tecnologie che possono supportare le aziende vitivinicole nella riduzione dei consumi energetici, tutte ad alta maturità tecnologica e già ampiamente consolidate sul mercato: tra queste, c’è il fotovoltaico.
Come abbiamo visto, i consumi nelle cantine sono incentrati circa per il 90% sul vettore elettrico. È facile comprendere come l’autoproduzione di energia diventi una scelta strategica particolarmente importante per ridurre i costi di approvvigionamento e, non meno importante, per renderli più prevedibili. Questo acquista ancora più importanza nel contesto attuale, caratterizzato da continue fluttuazioni dei prezzi energetici. Introdurre energie rinnovabili permette inoltre di aumentare la sostenibilità ambientale e di migliorare l’immagine aziendale.
L'autoproduzione, osserva l’Enea, mitiga la volatilità dei prezzi di mercato e la dipendenza dalle fonti fossili, garantendo la stabilità economica nel lungo periodo.
Tra l’altro, nelle cantine i picchi di domanda energetica legati alla refrigerazione dei mosti e al condizionamento avvengono nei periodi in cui si verifica la massima insolazione estiva, permettendo di massimizzare l’autoconsumo istantaneo della produzione fotovoltaica.
Per le strutture vitivinicole generalmente si prediligono installazioni su falde di copertura su fabbricati rurali o strutture di stoccaggio, che permettono di valorizzare le superfici edilizie esistenti, spesso attraverso la sostituzione di coperture obsolete. I moduli fotovoltaici Viessmann Vitovolt ad alta efficienza per applicazioni commerciali e industriali, indicati per questa tipologia di installazioni, sono disponibili con potenze fino a 580 Wp e vengono forniti completi di inverter ed eventuali sistemi di accumulo.
Un’altra configurazione installativa utilizzabille è quella dell’agrivoltaico avanzato, che minimizza l'impatto sui terreni agrari.
5. Il ritorno dell’investimento di un impianto fotovoltaico: un caso studio
L'investimento iniziale richiesto per un impianto fotovoltaico di taglia commerciale può variare da 1.100 €/kWp e 1.400 €/kWp (chiavi in mano, inclusi oneri di connessione e progettazione). Il costo dipende sia dalla tecnologia che dal tipo di installazione: le installazioni su copertura risultano economicamente più vantaggiose rispetto a quelle a terra a causa della minore incidenza di strutture di sostegno e oneri autorizzativi.
L’Enea osserva come un dimensionamento corretto finalizzato all’autoconsumo (compatibilmente con lo spazio disponibile) permetta la copertura di una quota significativa del fabbisogno elettrico di una cantina (dal 30% al 50%). È raccomandata l'installazione di sistemi di monitoraggio per far coincidere le operazioni energivore con le ore di massima radiazione solare.
Il tempo di ritorno dipende dal livello di autoconsumo ottenibile, dalla tariffa dell’energia che si paga al fornitore (calcolando il valore di quella che viene risparmiata) e da eventuali incentivi vigenti, ma è comunque molto interessante variando dai 4 ai 6 anni.
Per massimizzare l’autoconsumo ed evitare il più possibile il prelievo dalla rete, il dimensionamento deve tenere conto dei profili di carico e dei picchi stagionali, tipici del periodo della vendemmia e dall'eventuale integrazione di sistemi di accumulo.
La guida dell’Enea riporta il caso studio di un intervento realizzato presso un’azienda vitivinicola di grandi dimensioni del Sud Italia, con un fabbisogno elettrico ingente, pari a 4.500 MWh/anno, e consumi elettrici in continuo aumento. L’Indice di prestazione energetica
prima dell’intervento era pari a circa 24 kWh/hl, quindi medio-basso. Grazie la disponibilità di ampie superfici è stato possibile installare un impianto fotovoltaico da 200 kWp progettato per l’autoconsumo (tutta la produzione dell’impianto viene consumata sul posto) che produce il 6% annuo del fabbisogno elettrico complessivo e che ha permesso di ridurre l’IPE a 22,5 kWh/hl. Il risparmio annuale stimato sulle bollette è di 57.500 euro, permettendo un tempo di ritorno del costo di investimento (pari a 230.000 euro) in 4 anni.
6. Come si utilizzano le pompe di calore nelle cantine
Anche per il settore vitivinicolo le pompe di calore elettriche - in particolare quelle aria-acqua se si predilige un’installazione più facile e costi più contenuti - rappresentano una delle soluzioni migliori per favorire la decarbonizzazione termica, l’efficienza e la riduzione dei consumi, permettendo di sostituire (o affiancare) il lavoro delle caldaie a combustibili fossili. Questa tecnologia nelle cantine può essere impiegata per alimentare scambiatori di calore a piastre o “tasche di condizionamento” nei serbatoi inox, permettendo la regolazione della temperatura del mosto e del vino.
Nelle fasi di riscaldamento controllato post-fermentazione (18-22 °C) la pompa di calore può fornire tutta l’energia termica necessaria, senza dover ricorrere a caldaie a combustibile fossile. Nelle successive fasi di affinamento, la pompa di calore può essere impiegata per alimentare unità di trattamento aria (UTA) per la climatizzazione e il controllo dell'umidità.
Anche nella iniziale fase di termovinificazione, le pompe di calore possono servire per il riscaldamento dell'uva pigiata a 60-80 °C per l’estrazione di pigmenti, funzionando con efficienza ben superiore rispetto alle caldaie.
Nella sanificazione dei serbatoi e nei lavaggi, infine, questi sistemi permettono la produzione di acqua calda a 45-55 °C, evitando anche in questo caso l’utilizzo del gas.
Abbinando alle pompe di calore il fotovoltaico si ottiene una combinazione particolarmente efficace di efficienza e autoproduzione, facendo un passo importante verso l’autonomia energetica in ambito vitivinicolo.
Una pompa di calore, infatti, può trasformare l’esubero di produzione elettrica diurna in energia termica, mediante l’accumulo sotto forma di acqua calda o acqua refrigerata in appositi serbatoi di accumulo, per renderla poi disponibile per i picchi di lavorazione. Questa sinergia permette di elevare la quota di autoconsumo dell'impianto fotovoltaico.
7. Il ritorno dell’investimento delle pompe di calore: un caso studio
Pompe di calore aria-acqua medio-grande potenza, come i modelli Viesssmann Vitocal Serie PRO di taglia commerciale e industriale hanno un costo, chiavi in mano, che può variare tra gli 800 e 1.200 euro per ogni kW termico installato, in funzione della complessità di installazione e della quantità di serbatoi di accumulo inerziale.
Rispetto ai sistemi convenzionali costituiti da caldaia + chiller si può ottenere una riduzione dei consumi energetici per usi termici tra il 30 e il 50% grazie solamente alla maggiore efficienza delle pompe di calore, e il tempo di ritorno dell’investimento viene stimato in 4-7 anni.
Questi tempi sono confermati dal caso studio riportato nella guida Enea. Una grande azienda vitivinicola del Nord Italia, in un sito dedicato alla produzione e all'imbottigliamento di spumante, ha scelto di installare un sistema a poma di calore aria-acqua di alta potenza (superiore ai 200 kWt) dedicato esclusivamente a supportare il pastorizzatore. La soluzione produce acqua calda a 55-60 °C con un COP pari a 3,4 (ben superiore a quello della caldaia preesistente) e può funzionare come generatore di calore principale per otre 2.000 ore l’anno, lasciando alla caldaia il compito di intervenire solo a integrazione.
Nonostante l’aumento dei consumi elettrici dovuti alla soluzione in pompa di calore, il costo del gas metano risparmiato (65.500 metri cubi l’anno) ha permesso di rientrare dall’investimento in soli 4 anni, a fronte di un costo iniziale di 125.000 euro.